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ASHTANGA VINYASA YOGA


Giorni ed orari del corso sono consultabili alla seguente pagina.

Il maestro che ha codificato e reso popolare in tutto il mondo l’Ashtanga Vinyasa è Krishna Pattabi Jois, nato nel 1915 e formatosi all’Istituto Ashtanga Yoga di Mysore, nell’India meridionale, dove fu studente di Krishnamacharya, un importante maestro che insegnava una forma di Yoga dinamico e vigoroso e del quale fu allievo per circa venticinque anni. Alcune ricerche dimostrano che i manuali di ginnastica dei primi anni del ‘900 erano basati su posizioni ed esercizi del tutto simili a quelli usati da Krisnamacharya. Infatti egli fu ingaggiato presso il palazzo reale di Mysore per insegnare Yoga alle guardie, alla gente che viveva nel palazzo e ai figli del Maharaja. Non si riscontrano invece prove riguardanti le origine più antiche dell’Ashtanga Vinyasa, riconducibili all’antico manoscritto Yoga Korunta, che Krishnamacharya affermava di aver imparato a memoria direttamente dalla voce del suo maestro, Ramamohana Brahmachari. Si dice che il manoscritto contenesse una lista di molti “raggruppamenti” di asana, oltre a istruzioni riguardanti il vinyasa, i drishti, i bandha, i mudra e una parte sulla filosofia e sugli Yoga Sutra di Patanjali.

A partire dal 1971, anno in cui Andre Van Lysebeth, allievo in India di Jois, pubblicò il libro Pranayama, gli occidentali cominciarono a recarsi in India alla scuola di Jois, aumentando l’interesse sul suo metodo e la sua conoscenza nel mondo. Successivamente nel 1973, Norman Allen dopo aver partecipato a un seminario di Jois divenne il primo americano a essere pienamente formato nel metodo e iniziò così a diffonderlo negli Stati Uniti.

Il termine Ashtanga significa letteralmente “8 livelli”, “8 gradini”, in riferimento agli 8 livelli descritti negli Yoga Sutra di Patanjali: discipline etiche (Yama), adempimenti (Nyama), posture (Asana), controllo del respiro (Pranayama), controllo dei sensi (Pratyahara), concentrazione (Dharana), meditazione (Dhyana) e contemplazione (Samadhi). 

Il termine Vinyasa invece letteralmente, significa “sistema di respiro in movimento”, più comunemente inteso come uno speciale modo di eseguire le asana, transitando in modo fluido e dinamico da una posizione all’altra, ossia il movimento fra un’asana e l’altra con la consapevolezza del respiro. Uno degli scopi principali della sincronizzazione del respiro col movimento è quello di favorire la purificazione interiore: il Vinyasa infatti genera, risveglia il calore interno chiamato Agni.

Nella pratica Ashtanga le posizioni fisse tipiche dell’Hatha si susseguono in un flusso ordinato e continuo, con una grande attenzione alla coordinazione tra respirazione (Ujjay Pranayama), sguardo (Drishti) e movimento (Asana).

Nel corso di Ashtanga le asana si apprendono in un ordine preciso e la pratica tende a seguire uno schema ben definito: la sequenza di apertura prevende una serie di 8 o 10 saluti al sole, seguita da asana in piedi e da una delle sei sequenze principali di posture, chiamate serie primaria, serie secondaria e serie avanzata. Di quest’ultima esistono 4 varianti. Ogni movimento di transizione tra le diverse asana è collegato ad una fase ben precisa di respirazione: si inspira ed espira ogni volta che si entra e si esce da una determinata postura. 

L’Ashtanga Yoga è uno stile molto rigoroso e impegnativo dal punto di vista fisico, adatto alle persone in buona salute; per questo motivo è fondamentale comunicare all’insegnante ogni problematica presente.