Via Cavour, 137, Sesto Fiorentino (FI)
0550516942
3486033322

La serie di Rishikesh con Laura Nalin e Paolo Proietti

Simbologia e Pratica della Serie di RISHIKESH

Giorno ed orario:

sabato 6 aprile 2019

ore 10:00 – 18:00

rishikes photo 1

TEMI

  • Simbologia della Serie Rishikesh (o sequenza Shivananda)
  • Legami delle Posizioni della Serie Rishikesh con L’Astrologia Vedica e la Neurofisiologia.
  • Pratica delle prime posizioni della Serie Rishikesh e delle loro variani.
  • Tecniche di percezione e utilizzazione delle “Energie Sottili”.
  • Pratica del mantra di hr̥ṣīkēśa.

PROGRAMMA DETTAGLIATO

  • Ore 10.00 – 11.00 Lezione introduttiva sulla Simbologia della serie Rishikesh.
  • Ore 11.00 – 12.00 Esercizi preparatori (Movimento Naturale ed esercizi di scioglimento articolare).
  • Ore 12.00 – 13.30 Pratica delle prime posizioni della Serie Rishikesh e delleloro varianti (Verticale sulla testa, Candela, Aratro, Pesce).
  • Ore 13.30 – 14.30 Pausa Pranzo.
  • Ore 14.30 – 15.00 Pratica del mantra di hr̥ṣīkēśa e meditazione.
  • Ore 15.00 – 16.00 Esercizi di percezione e utilizzazione delle energie sottili.
  • Ore 16.00 – 17.30 Pratica delle prime posizioni della Serie Rishikesh e delleloro varianti (Verticale sulla testa, Candela, Aratro, Pesce).
  • Ore 17.30 – 18.00 Conclusione dei lavori e Feddback.

MATERIALE DIDATTICO

1.     हृषीकेश Hṛṣīkēśa, il Signore Dei Sensi

ॐ नमो हृषीकेश नाराणाय नमः
Ōm namō hr̥ṣīkēśa nārāyaṇāya namaḥ

Rishikesh, in sanscrito हृषीकेश Hṛṣīkeśa, è uno dei nomi di Kṛṣṇa. Significa “SIGNORE DELLE POTENZE DEI SENSI”.

È anche il nome di una città del nord dell’india, e di una sequenza di Haṭhayoga, la serie Rishikesh appunto, composta da dodici degli āsana[1] fondamentali, che fu diffusa in occidente da Vishnudevananda Saraswati[2] allievo di Shivananda Saraswati, uno dei più grandi maestri di Yoga del ‘900.

Swami Shivananda (con il cappotto) all’Ashram di Rishikesh

 

2.     Le Dodici Posizioni

Le dodici posizioni originarie (esistono diverse varianti della sequenza) sono:

ŚĪRṢĀSANA, verticale sulla testa, con le mani intrecciate a sostenere la nuca.

SARVANGĀSANA, in italiano la Candela.

HALĀSANA, postura dell’Aratro.

MATSYĀSANA postura del Pesce

PASCHIMOTTANĀSANA, piegamento in avanti da seduti, o “Pinza”.

BHUJANGĀSANA postura del Cobra.

SALABĀSANA, postura della Locusta.

DHANURĀSANA, postura dell’Arco.

ARDHA MATSYENDRĀSANA, postura di Matsyendranath.

KAKĀSANA, postura del Corvo.

TRIKONĀSANA, postura del Triangolo.

SAVĀSANA, postura del Cadavere.

Dato che la serie Rishikesh è fisicamente impegnativa ed ha inizio con la verticale sulla testa, considerata da molti una posizione difficile, alcuni maestri occidentali nel corso del tempo hanno cambiato l’ordine degli āsana e ne hanno ridotto il numero creando delle sequenze a nove o dieci posture nelle quali Śīrṣāsana, la verticale, viene affrontata per ultima, ma si tratta di un errore: per generare effetti simili a quelli che ho notato nei miei allievi le posizioni “devono essere dodici” e la sequenza “deve iniziare con la verticale sulla testa”. Lo Haṭhayoga non è una salubre ginnastica: è una lingua, la “lingua perduta dei Veggenti[5]”. Ogni āsana è una sillaba di quella “lingua perduta”, un simbolo che deve essere compreso a vari livelli, fisico, psichico e mentale e ogni sequenza diviene un’occasione per sciogliere i tre nodi della non consapevolezza (“non consapevolezza dei pensieri”, “non consapevolezza delle emozioni” e “non consapevolezza dei gesti”) ed avvicinarsi allo Stato Naturale, fine ultimo dello Yoga. Niente vieta di cambiare l’ordine di una sequenza o il modo di assumere una posizione per adattarla alla propria anatomia o ai propri gusti personali (chi ha lavorato con i maestri orientali sa che improvvisano spesso), ma prima è necessario comprendere la logica con la quale sono costruite sia la posizione sia la sequenza tradizionale, sperimentarne gli effetti e cercare di cogliere i legami tra questi effetti e la modalità di esecuzione. La serie Rishikesh innanzitutto è una mappa del cielo. Ogni āsana è legato ad un particolare asterismo ed ogni sequenza tradizionale, quindi, è una specie di viaggio tra le stelle. Un percorso astrologico forse, o magari la rotta di antichi naviganti. In secondo luogo è la rappresentazione di un parto in piedi. Chi padroneggia la serie Rishikesh rivive simbolicamente la propria nascita, diventando in un certo senso, un “nato due volte”, un iniziato.

Immaginiamo la scena: sulla riva di un fiume o nei pressi di una sorgente c’è un palo con una corda legata alla sommità. La madre in piedi con le gambe divaricate, reggendosi alla corda, spinge verso il basso con tutte le sue forze il nascituro (1 – ŚĪRṢĀSANA, verticale sulla testa). Quando il bambino nasce alla vita la levatrice lo accompagna dolcemente verso il basso sostenendogli con le mani il collo e la nuca, in modo da fargli piegare la testa in avanti ed evitare che sbatta a terra, e la schiena (2 – SARVANGĀSANA, la “Candela”). In questa posizione il bambino viene adagiato su una coperta, e la forza di gravità farà scendere le gambe in dietro (3 – HALĀSANA, postura dell’Aratro). Piano piano si fanno stendere le gambe del neonato in avanti e in questa posizione gli si puliscono il naso e la bocca. Fuori dal ventre materno per qualche interminabile istante il bambino rimarrà senza aria (il feto respira attraverso il cordone ombelicale, non con i polmoni, che dopo il parto sono ancora collassati) e per reazione spingerà il diaframma verso l’alto, provocando l’allargamento e l’innalzamento del torace (4 – MATSYĀSANA postura del Pesce). Per favorire l’attivazione dei polmoni la levatrice piega in avanti la testa e la schiena del bambino (5 – PASCHIMOTTANĀSANA, la “Pinza”), dopo di che lo fa sdraiare sulla pancia, per massaggiargli la schiena e “picchiettargli” i piedi per provocarne il pianto. Con i primi vagiti il neonato tende naturalmente a sollevare il petto e la testa verso l’alto (6 – BHUJANGĀSANA postura del Cobra) e a stendere gambe e braccia (7 – SALABĀSANA, postura della Locusta). È arrivato il momento del taglio del cordone ombelicale: il neonato viene sollevato (8 – DHANURĀSANA, postura dell’Arco) e voltato sulla schiena. La levatrice lega, taglia e annoda il cordone (9 – ARDHA MATSYENDRĀSANA, postura di Matsyendranath), dopodiché tira su il bambino sostenendogli il torace con un mano e il bacino con l’altra (10 – KAKĀSANA, postura del Corvo), lo mostra alla madre tenendolo per le ascelle (11 – TRIKONĀSANA, postura del Triangolo) ed infine, lo avvolge in una coperta e lo sdraia a terra in posizione supina (12 – SAVĀSANA, postura del Cadavere).

3.     Il Neonato e la Sua Dimora

La serie Rishikesh come abbiamo visto, può essere vista come la rappresentazione di un parto in piedi. Il neonato, il palo e la corda a cui si sostiene la madre, tornano in un brano, misterioso, della Bṛhadāraṇyaka Upaniṣad.

La Bṛhadāraṇyaka Upaniṣad (बृहदारण्यक उपनिषद्), Letteralmente “Upaniṣad della grande (bṛhat) opera della Foresta” è, insieme alla Chāndogya Upaniṣad uno dei più antichi testi vedici.

La sua redazione si può collocare tra il IX el’VIII secolo a.C.

Appartiene al Śukla Yajurveda (Yajurveda bianco), edè, in pratica,una raccolta di meditazioni dello adhvaryu, il sacerdote deputato a mormorare le “formule sacrificali” durante il sacrificio vedico del fuoco (yajña) ed è considerata dagli studiosi un’eccezionale testimonianza delle usanze e della cultura delle popolazioni indiane in un periodo in cui l’importanza delle caste era limitata e vi era una sostanziale eguaglianza tra donne e uomini.

Il brano del “neonato” (II,2,4) è assai ermetico, difficilmente comprensibile, a meno che non lo si consideri più che una riflessione filosofica, un trattato di neurofisiologia.

Colui che conosce il neonato, la sua dimora, il sostegno, il palo e la corda distrugge i sette parenti rivali. Il prāṇa nel corpo è questo neonato. Il corpo è la sua dimora, la testa è il sostegno, l’energia il palo ed il cibo è la corda.

  1. Sette esseri imperituri sono vicino a lui. Quelle righe rosse che sono nell’occhio: attraverso esse Rudra è a lui unito. Mediante il liquido che è nell’occhio, Parjanya è a lui unito. Allo stesso modo mediante la pupilla, il sole; mediante il nero dell’iride, Agni; mediante il bianco della cornea, Indra. La terra è unita a esso mediante la palpebra inferiore e il cielo mediante quella superiore. Colui che così conosce non mancherà di nutrimento.
  2. Vi sono dei versi che si riferiscono a questo soggetto: “C’è un vaso con la bocca rivolta in basso e il fondo in alto. In esso è contenuta la conoscenza universale. Sul bordo sono seduti i sette ṛṣi. La parola è l’ottavo che è associato ai Veda.” Il vaso con la bocca rivolta in basso e il fondo in alto è la testa. In essa è riposta tutta la conoscenza, perché gli organi dei sensi – che sono i ṛṣi – sono lì. Così il mantra si riferisce agli organi dei sensi. Sette ṛṣi seduti sul bordo si riferiscono alle sette potenze degli organi nella testa. La facoltà della parola è l’ottavo ed è associato ai veda, perché essa viene dopo gli altri per pronunciare i veda.
  3. Le due orecchie sono Gotama e Bhāradvāja. Il destro è, in verità, Gotama e il sinistro Bhāradvāja. Gli occhi sono Viśvāmitra e Jamadagni. Il destro è Viśvāmitra e il sinistro Jamadagni. Le due narici sono Vaśiṣṭha e Kaśyapa. La destra è Vaśiṣṭha e la sinistra Kaśyapa. La bocca è Atri perché è attraverso la bocca che esso viene consumato. Così Atti è ciò che viene conosciuto come Atri. Colui che così realizza diviene l’assimilatore di tutto e ogni cosa rappresenta cibo”.

(Bṛhadāraṇyaka Upaniṣad, II,2,4)

Se andiamo fuori di metafora, e anziché interpretare prendiamo per vero quanto dice l’autore della Upaniṣad i sette Veggenti, identificati con le “potenze dei sensi” e i loro sette “rivali” sono nella nostra testa. Cosa è che è contenuto nella nostra testa e può fregiarsi del nome di potenza dei sensi? E chi saranno i “sette parenti rivali”?

Facciamo un’ipotesi:

Sappiamo che l nostro cranio ci sono dodici coppie di nervi legati ai sensi, detti nervi cranici o encefalici. Si tratta di un gruppo di fasci nervosi, facenti parte del sistema nervoso periferico, che originano direttamente dal tronco encefalico.

I nervi cranici numerati secondo la Terminologia Anatomica con i numeri romani (I-XII). Considerando la loro origine, sono numerati in senso cranio-caudale, ovvero dall’alto verso il basso.

rishikesh photo 3

È stato individuato anche un nervo cranico 0 o nervo terminale che, dal momento che non esiste lo zero nei numeri romani, allora lo si definisce Nervo N (dal latino Nulla) che potremmo definire, simbolicamente, come la madre di tutti i nervi.

Trai nervi cranici alcuni hanno solo una funzione afferente (portano, cioè le informazioni dall’esterno all’interno), altri hanno solo una funzione efferente (portano le informazioni dall’interno all’esterno) e altri ancora hanno una funzione sia afferente sia efferente.

Se consideriamo i tre nervi responsabili dei movimenti dell’occhio come un’unica potenza, avremo un gruppo di sette “potenze della percezione (o “potenze dei sensi”) e un gruppo di sette “potenze dell’azione”, che potremmo identificare con i sette Veggenti e sette “parenti rivali”:

7 POTENZE DELLA PERCEZIONE

  • OLFATTIVO – ODORATO
  • OTTICO – VISTA
  • TRIGEMINO (funzione afferente) – TATTO
  • FACCIALE (funzione afferente) – GUSTO
  • UDITIVO – UDITO
  • GLOSSO FARINGEO (funzione afferente) – GUSTO ed ENTEROCEZIONE
  • VAGO – (Funzioni varie legate alla regolazione dei ritmi interni)

7 POTENZE DELL’AZIONE

  • NERVI OCULARI, ovvero: OCULOMOTORE – MOVIMENTI DELL’OCCHIO, palpebra superiore; TROCLEARE – MOVIMENTI DELL’OCCHIO OBLIQUI E IN ALTO DELL’OCCHIO; ABDUCENTE – MOVIMENTI DELL’OCCHIO IN AVANTI E IN ROTAZIONE)
  • TRIGEMINO (funzione efferente) – MOVIMENTO DELLA MANDIBOLA
  • FACCIALE (funzione efferente) – MOVIMENTI DEL VOLTO
  • GLOSSO FARINGEO (funzione efferente) – MOVIMENTI DELLA GOLA E DELLA LARINGE
  • VAGO – MOVIMENTI DEGLI ORGANI INTERNI
  • ACCESSORIO SPINALE – MOVIMENTI DEL COLLO
  • IPOGLOSSO – MOVIMENTI DELLA LINGUA.

Nell’immagine sotto vediamo i sette Veggenti attorno ad un mucchio di cenere (vibhūti):

 

  • In alto al centro c’è Jamadagni, l’occhio sinistro, guarda il cielo (la stella polare?) e tiene una mala in mano.
  • Alla sua sinistra c’è l’occhio destro, Viśvāmitra, che ha dei testi in mano, una benda sulla bocca e siede su una pelle di gazzella.
  • Quello a testa in giù, in basso, simmetrico a Jamadagni, è Bharadvāja, l’orecchio sinistro.
  • L’orecchio destro è invece Maharṣiḥ Gautama, posto alla destra di Jadamagni, con le unghie da tigre e i peli sotto le ascelle lunghi come capelli…
  • La narice destra è Vasiṣṭa, che siede su un tappeto bianco ed è l’unico senza barba. In mano ha un vaso con dell’acqua sacra (probabilmente).
  • La narice sinistra èKaśyapa che è nudo coperto da una pelle di tigre e si sta spargendo la cenere sul il volto e il corpo con della cenere.
  • Infine c’è Atri, la bocca, tra Vasiṣṭa e Bharadvāja.

i sette veggenti

I sette veggenti vedici (सप्तर्षि saptarṣi). Fonte: https://www.exotici ndiaart.com/product/paintings/seven-seers-sapta-rishis-HT71

[1] Uso sempre la parola āsana al maschile. Non è un errore e secondo me non è neppure un dettaglio irrilevante. In sanscrito le parole che terminano con la “A” e con la “U” sono maschili (Śiva e Viṣṇu ad esempio), mentre quelle femminili terminano con la “I” o con la “Ā” (la sposa di Śiva ad esempio è chiamata Śivā, Umā o Pārvati). Āsana che formalmente è un sostantivo neutro, nelle traduzioni in inglese fatte dagli indiani è sempre maschile. Śīrṣāsana, ad esempio, è definito “the king of āsanas”, il re degli āsana. Tutto ciò che riguarda l’aspetto fisico, materiale di un esercizio nello Yoga è maschile mentre la parte sottile, energetica è invece femminile: la postura è “lo” āsana, la sequenza è “il” vinyāsa. Gli esercizi per la circolazione dell’energia, “la” kuṇḍalinī, sono invece “le” kriyā.

[2] Vishnudevananda Saraswati (31 dicembre 1927 – 9 Novembre, 1993) è il fondatore dell’International Sivananda Yoga Vedanta Centres and Ashrams el’ideatore del Corso di Formazione Insegnanti Yoga Sivananda, uno dei primi programmi di formazione degli insegnanti di yoga in Occidente. Vishnudevananda era un instancabile attivista per la pace.

[3] Esistono anche delle versioni in cui l’undicesima posizione è UTTĀNĀSANA, “pinza in piedi”, o PĀDAHASTĀSANA, variante di Uttānāsana con le mani sotto i piedi che si possono considerare posizioni di passaggio tra Kakāsana e Trikonāsana.

[4] Nel caso in cui si consideri come undicesima posizione Uttānāsana o la sua variante Pādahastāsana, la dodicesima posizione viene considerata Trikonāsana, fermo restando il rilassamento finale in Savāsana.

[5] Vedi “Hathayoga, la lingua perduta dei Veggenti”, Aldenia Edizioni, Firenze 2016.

[6] Questa è la datazione assegnata alle prime Upaniṣad dagli studiosi contemporanei, cfr., tra gli altri, Gianluca Magi. Enciclopedia Filosofica vol. 12. Milano, Bompiani, 2006, pag.11935; William K. Mahony. Enciclopedia delle Religioni vol.9 Milano, Jaca Book, 2004 pag.407; Mario Piantelli. In (a cura di Giovanni Filoramo) Hinduismo. Bari, Laterza, 2002, pag. 6; Margaret Sutley e James Sutley. Dizionario dell’Induismo. Roma, Ubaldini, 1980, pag.453; Anna L. Dallapiccola. Induismo. Milano, Bompiani, 2005, pag.273. (Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/B%E1%B9%9Bhad%C4%81ra%E1%B9%87yaka_Upani%E1%B9%A3ad#cite_note-1).

[7] Vedi VI,2,1-7, con  il re Pravāhaṇa Jaivali (appartenente alla casta kṣatriya,i guerrieri ) istruisce sul dharma il brahmano Gautama padre di Śvetaketu, o II,4,3-4, con Yājñavalkya che prima di abbandonare la famiglia per ritirarsi nella foresta come rinunciante insegna alla moglie Maitreyī le sacre dottrine.

[8] Traduzione tratta da www.paramarta.it

GLI INSEGNANTI:

Paolo Proietti

Paolo Proietti, 58 anni, Maestro Esperto CSEN, Maestro di Ginnastica Yoga CSEN-CONI, Istruttore di Arti Olistiche e Orientali ASI-DBN-DOS, Great Grand Master (Platinum designation) Yoga Alliance Italia, pratica Yoga e Arti marziali orientali dal 1974. Dal 1985 al 2010 ha lavorato come attore, danzatore e maestro d’armi in teatro, cinema e televisione. Nel 2016 è stato riconosciuto da Yoga Alliance International come uno degli undici più illustri maestri contemporanei. Oltre che in Italia ha lavorato in USA, Spagna, Olanda, Irlanda, Grecia, Egitto, Turchia, Cina, Thailandia, Singapore.

Insieme a Laura, sua compagna nel lavoro e nella vita, ha scritto venti libri sullo Yoga e la filosofia orientale

Laura Nalin

Laura Nalin, 55 anni, Insegnante CSEN, Maestra di Ginnastica Yoga CSEN-CONI, Expert Yoga Teacher Yoga Alliance Italia. Insegna Yoga dal 2004 anno nel quale ha ottenuto il diploma della PACY (Pan American Commission for Yoga) presso l’Istituto di Yoga Clàssico, Cristina Lòpez a Campo Grande MS, Brasile. Ha seguito master e corsi di specializzazione in: “Stimolazione Neuronale” (Maõs sem Fronteiras), Yoga e gravidanza, Mantra, Yoga terapia, Mudra e Bandha, e presso Ananda Yoga di Assisi. Ha studiato e praticato judo, ginnastica ritmica, modern jazz e dal 2012 Bharatanatyam (danza tradizionale del sud dell’India), con la Maestra Armelle Choquard di Aix en Provence, Francia, e secondo la tradizione di Sucheta Chapekar (Pune, India).

Oltre che in Italia ha vissuto vent’anni in Francia e quindici in Brasile, e viaggiato nello Sri Lanka, Africa occidentale, Finlandia, Inghilterra. Insieme a Paolo, insegna Hatha e Tantra Yoga, oltre a formare i futuri Insegnanti.

Maggiori info su Laura e Paolo, segui questo link:  https://paoloproiettiyoga.blogspot.com/